Lunedì 10 Agosto 2020

Commissioni tecniche

 

Criteri generali per l’individuazione di disposizioni sulle politiche di incentivazione delle reti dei promotori finanziari agenti

Premessa 

Da alcuni anni la Commissione europea ha richiamato con alcune Raccomandazioni l’attenzione delle imprese finanziarie e delle società quotate sull’adozione di politiche di remunerazione e di incentivazione sostenibili e coerenti con gli obiettivi e le strategie economiche di lungo periodo e attente alle esigenze di tutela dei risparmiatori.

 

Nella medesima direzione si è mosso il Financial Stability Board (FSB), giungendo ad elaborare principi e standard applicativi particolarmente pregnanti soprattutto nei confronti dei gruppi finanziari di maggiori dimensioni, la cui attività possa assumere rilevanza sotto il profilo della stabilità sistemica.

 

I principi e gli standard espressi dalla Commissione Europea e dal Financial Stability Board hanno trovato sbocco nella direttiva n. 2010/76/UE (nota anche come “CRD III”), applicabile a tutte le imprese finanziarie (bancarie, di investimento e assicurative).

 

Tale direttiva è stata attuata nel comparto bancario dalla Banca d’Italia con le Disposizioni del 30 marzo 2011, in materia di politiche e prassi di remunerazione e incentivazione nelle banche e nei gruppi bancari. Queste Disposizioni si sono poste lungo una linea di continuità con quelle in precedenza adottate dalla medesima Autorità, a partire dal 2008, nell’ambito della normativa sul governo societario. Esse incidono sui processi di elaborazione e di controllo dei sistemi di remunerazione a tutti i livelli, nonché sulla struttura dei compensi e sugli obblighi di informativa al pubblico, di carattere qualitativo e quantitativo, vincolando le banche a dotarsi di sistemi retributivi coerenti con le politiche di prudente gestione del rischio e con le strategie di lungo periodo.

 

Con provvedimento del 25 luglio 2012 la Banca d’Italia e la Consob hanno poi approvato una modifica al Regolamento congiunto del 29 ottobre 2007 al fine di estendere anche alle SIM l’applicazione delle suddette Disposizioni della Banca d’Italia.

 

Gli intermediari, in applicazione del principio di proporzionalità, osservano le Disposizioni della Banca d’Italia con modalità appropriate alle loro caratteristiche, dimensioni e complessità dell’attività svolta, tenendo conto dei criteri indicati nelle Disposizioni stesse.

 

Con specifico riguardo alla struttura dei compensi, le Disposizioni della Banca d’Italia muovono dalla considerazione della normale compresenza di una componente fissa e di una variabile al fine di prevedere che sia stabilita una proporzione fra tali componenti e che le forme di retribuzione incentivanti, riconducibili alla componente variabile (basate su strumenti finanziari, ad esempio piani di stock option o collegate alla performance aziendale), siano parametrate al rischio assunto e strutturate in modo da evitare il prodursi di incentivi in conflitto con l’interesse dell’intermediario in una prospettiva di lungo periodo. Disposizioni più specifiche sono dettate, poi, per la definizione dei sistemi di incentivazione e retribuzione dei soggetti la cui attività possa avere un impatto rilevante sul profilo di rischio dell’intermediario (cc.dd. risk takers).

 

Tali Disposizioni prendono, dunque, in considerazione i sistemi di remunerazione adottati per i dipendenti e per gli esponenti aziendali, tipicamente caratterizzati da una componente fissa, la quale rappresenta il corrispettivo dell’attività lavorativa, e una componente variabile, eventuale, che viene sottoposta a determinati criteri di correzione in correlazione ai rischi.

 

Peraltro, esse sono dichiarate applicabili a tutto il personale dell’intermediario, comprensivo dei collaboratori e degli addetti alle reti distributive esterne. Fra questi rientrano, dunque, anche i promotori finanziari, rispetto ai quali si impongono, peraltro, due ordini di considerazioni funzionali all’individuazione dell’ambito di applicazione delle Disposizioni della Banca d’Italia nonché delle modalità di declinazione delle medesime.

 

Da un lato, i promotori finanziari rilevano nell’ordinamento quali soggetti di cui l’intermediario deve avvalersi nell’attività di offerta fuori sede di prodotti finanziari e servizi di investimento (art. 31, co. 2 del Tuf). La loro operatività tipica si colloca, pertanto, all’interno della prestazione dei servizi di investimento, sottoposta già ad una specifica disciplina di settore e da cui derivano rischi diversi da quelli che propriamente ineriscono all’esercizio dell’attività bancaria. Lo stesso promotore finanziario, poi, è assoggettato alla potestà di vigilanza e sanzionatoria della Consob.

 

Dall’altro lato, i promotori finanziari sono normalmente legati all’intermediario da un contratto di agenzia (così come previsto dall’art. 31 del Tuf) e, pertanto, sono remunerati esclusivamente e tipicamente mediante provvigioni, le quali sono per definizione variabili e concorrono a formare un reddito d’impresa. Le provvigioni, più in particolare, sono rapportate percentualmente ai ricavi derivanti dagli affari procurati dall’agente all’impresa preponente; conseguentemente, non sono assimilabili al sistema di remunerazione proprio dei dipendenti, né sul piano strutturale né sul piano funzionale-causale, trovando di norma “copertura” in detti ricavi.

 

Dal primo di tali ordini di considerazioni, che riconosce l’operatività tipica dei promotori finanziari nell’orbita dei servizi di investimento, discende già la sottoposizione ad una disciplina che incide sulle politiche di remunerazione dei medesimi, prevedendo che queste non debbano confliggere con l’attuazione del dovere primario di servire al meglio l’interesse del cliente nella raccolta del risparmio, attività cui i promotori finanziari sono deputati. A tale riguardo, la Consob, nell’ambito della disciplina della distribuzione dei prodotti finanziari “illiquidi”, ha sottolineato, con la comunicazione n. 9019104 del 2 marzo 2009, che l’intermediario, in sede di definizione delle proprie politiche commerciali, deve orientare la costruzione di meccanismi di incentivo della struttura aziendale secondo criteri non contrapposti al miglior interesse del cliente e, quindi, deve riporre particolare attenzione sulle modalità di remunerazione (anche) dei promotori finanziari in relazione alle differenti tipologie di prodotti offerti nonché agli obiettivi di budget ed ai correlati premi fissati per la rete di vendita.

 

Dunque, la disciplina dei servizi di investimento già incide sul sistema di remunerazione e di incentivazione dei promotori finanziari, perché impone agli intermediari di definire politiche commerciali coerenti con gli obiettivi di compliance e, quindi, di evitare l’adozione di politiche di remunerazione e di incentivazione dei promotori finanziari che possano indurre a tenere comportamenti non conformi alla normativa. In altri termini, tale disciplina, mirando ad assicurare la correttezza dei comportamenti degli intermediari e dei loro incaricati nei confronti dei risparmiatori, consegue anche il risultato di orientare l’attività in sede di costruzione sostenibile del budget, nonché di calmierare il rischio legale e reputazionale tipicamente riconducibile all’attività di offerta fuori sede dei promotori finanziari, riducendo l’area dei comportamenti suscettibili di ingenerare pretese risarcitorie della clientela e salvaguardando così, indirettamente, anche la stabilità dell’intermediario.

 

La stessa Banca d’Italia, nelle citate Disposizioni di vigilanza, ha previsto, con riguardo specifico ai sistemi di incentivazione delle reti, che questi “non possono basarsi solo su obiettivi commerciali, ma devono essere ispirati a criteri di correttezza nelle relazioni con la clientela, contenimento dei rischi legali e reputazionali, tutela e fidelizzazione della clientela, rispetto delle disposizioni di legge, regolamentari e di auto-disciplina applicabili”.

 

Dal secondo dei surriferiti ordini di considerazioni, basato sulla natura agenziale dell’incarico conferito ai promotori finanziari, discende, come accennato, che questi sono remunerati mediante provvigioni in corrispondenza del livello raggiunto nella rete per le diverse tipologie di prodotti e servizi offerti.

 

Tali provvigioni rappresentano la normale remunerazione dell’agente, dovuta “quando l’operazione è stata conclusa per effetto del suo intervento” e, “salvo che sia diversamente pattuito, … dal momento e nella misura in cui il preponente ha eseguito … la prestazione in base al contratto concluso con il terzo” (art. 1748 c.c.), ossia, quando l’affare è andato a buon fine.

 

Alla luce di tutto quanto sopra esposto, se i criteri correttivi previsti nelle richiamate Disposizioni di vigilanza della Banca d’Italia servono a correlare la corresponsione della parte incentivante della remunerazione del dipendente o dell’esponente aziendale ad obiettivi di stabilità dell’intermediario nel medio-lungo periodo, allora, con riferimento al promotore finanziario, l’assoggettabilità ai medesimi criteri correttivi è per la parte di remunerazione (componente “non ricorrente”) la cui corresponsione è obiettivamente condizionata al raggiungimento di specifici risultati commerciali di volta in volta previsti discrezionalmente dall’intermediario preponente, sì da poterne desumere una specifica funzione incentivante e correlativamente da poterne indurre una componente di rischio per l’intermediario.

 

Le provvigioni che costituiscono la normale remunerazione del promotore finanziario (componente “ricorrente”) non possono, invece, risentire di criteri correttivi del genere, in quanto ciò significherebbe incidere sul corrispettivo naturale dell’attività promozionale tipicamente svolta dall’agente, comprimendo la causa del contratto di lavoro, la causa propria del contratto d’agenzia, frustrandone quindi la funzione economico-sociale pur in presenza di una precisa scelta legislativa, voluta per inquadrare il rapporto fra intermediario e promotore finanziario.

 

I criteri che seguono mirano a fornire un primo generale orientamento in merito alle modalità di applicazione alla remunerazione provvigionale dei promotori finanziari dei principi stabiliti nelle Disposizioni di vigilanza, utile anche in vista di un’applicazione tendenzialmente uniforme degli stessi, nel rispetto del principio di proporzionalità e nella salvaguardia dell’autonomia di ciascun intermediario in relazione anche alle proprie caratteristiche organizzative ed operative nonché all’eventuale appartenenza a un gruppo.

 

In ogni caso, l’intermediario attua la corretta applicazione del Codice di vigilanza dell’Assoreti sull’attività dei promotori finanziari, assicurandone la conoscenza da parte dei medesimi al fine di ridurre i comportamenti menzionati negli indicatori di anomalia da esso contemplati.

 

Meccanismi di correzione

 

Le peculiarità sopra poste in luce, inerenti alla circostanza che i promotori finanziari operano quali agenti per la promozione di servizi di investimento, consentono di desumere i rischi su cui basare i meccanismi di correzione delle provvigioni incentivanti dall’operatività tipica e diretta degli stessi promotori finanziari, intorno ai quali è possibile costruire appositi criteri di valutazione del rischio tipicamente connesso alla loro operatività.

 

Criteri di sostenibilità ex ante

 

L’intermediario definisce le politiche di remunerazione provvigionale in sede di budget sulla base di criteri di razionalità economica e di sostenibilità nel tempo.

 

Nella determinazione dell’ammontare complessivo della componente incentivante di tutti i promotori finanziari si deve tenere conto delle condizioni patrimoniali, reddituali e di liquidità dell’intermediario e del gruppo a cui questo eventualmente appartiene. A tal fine possono essere previste condizioni di accesso alla remunerazione incentivante (cd. “gate”) che impediscano la previsione – in tutto o in parte – di remunerazioni (non ricorrenti) “non coerenti” con queste condizioni.

 

Inoltre, la determinazione dei compensi incentivanti erogati ai singoli promotori deve basarsi altresì su indicatori di rischiosità operativa al fine di promuovere la correttezza dei comportamenti, tenere conto dei rischi legali e reputazionali nonchè favorire la conformità alle norme e la tutela della clientela. In tale ambito, a titolo esemplificativo e non esaustivo, possono essere considerati i seguenti parametri:

 

-          reclami della clientela riferibili all’operato del promotore finanziario;

 

-          sanzioni amministrative e contrattuali applicate al promotore finanziario;

 

-          condanne anche non definitive alla restituzione di somme o al risarcimento di danni alla clientela in dipendenza di fatti ascrivibili al promotore finanziario.

 

Sistemi di correzione ex post

 

Vengono adottati meccanismi correttivi che, in funzione delle esigenze prudenziali sottese alla presente disciplina, tengano conto, a livello di singolo promotore finanziario (sistemi di malus o di claw-back), dei medesimi fattori contemplati in sede di predisposizione dei criteri di sostenibilità ex ante o altri equivalenti.

 

Tutti i parametri utilizzati, sia qualitativi che quantitativi, devono essere ben individuati, oggettivi e di pronta valutazione; qualora siano utilizzate valutazioni discrezionali, devono essere chiari e predeterminati i criteri su cui si basano dette valutazioni.

 

Provvigioni incentivanti (non ricorrenti)

 

I criteri correttivi si applicano alle provvigioni la cui corresponsione sia condizionata al raggiungimento di determinati risultati commerciali di volta in volta previsti discrezionalmente dall’intermediario con riferimento vuoi a singoli promotori finanziari vuoi alla rete o parte di essa nel suo complesso (ad esempio, contest o altri incentivi collegati all’incremento dei volumi della raccolta netta, al superamento di determinati benchmark etc.).

 

I criteri correttivi si applicano anche a quelle anticipazioni come ad esempio i bonus d’ingresso qualora eccedano il periodo di un anno, salvo che tali anticipazioni siano risolutivamente condizionate al mancato raggiungimento e/o al mancato mantenimento di determinati livelli di raccolta in predefiniti periodi temporali soggetti anche a costante monitoraggio, o ad equivalenti meccanismi di recupero di quanto già erogato, in modo tale da assicurare il conseguimento del risultato preventivato dall’intermediario al netto delle anticipazioni stesse sulla base di predefinite e coerenti politiche di budget.

 

La distinzione fra la componente ricorrente e quella non ricorrente delle provvigioni deve essere determinata ex ante, secondo criteri oggettivi, e deve essere adeguatamente formalizzata e documentata nelle politiche di remunerazione dell’intermediario.

 

Risk takers

 

I risk takers sono i soggetti la cui attività può avere un impatto rilevante sul profilo di rischio della banca. Essi sono solitamente individuati fra quelli dotati di particolari poteri decisionali il cui esercizio possa incidere sulla stabilità della banca.

 

I promotori finanziari sono privi normalmente di poteri decisionali, anche in virtù del loro ruolo di collaboratori autonomi e per la mancanza di un potere di rappresentanza. Tuttavia, l’intermediario valuta se il promotore finanziario può essere considerato risk taker sulla base di criteri individuati ex ante quali, ad esempio, la detenzione di un portafoglio particolarmente significativo o l’esecuzione di un incarico di supervisione e coordinamento di un numero significativo di risorse ovvero di rilevanti settori geografici o di prodotto (normalmente remunerati sulla base dei volumi direttamente riconducibili ai soggetti coordinati) o il raggiungimento di un livello di reddito equiparabile a quello delle figure aziendali di vertice.

 

Gli intermediari applicano ai promotori finanziari inclusi fra i risk takers le regole di maggior dettaglio definite nei parr. 5.2.3, 5.2.4 e 5.3, secondo e terzo periodo, delle Disposizioni di vigilanza della Banca d’Italia secondo il principio di proporzionalità ove previsto[1]; in particolare, individuano se e quale parte delle provvigioni non ricorrenti:

 

 

a) debba essere erogata mediante strumenti finanziari (propri o del gruppo di appartenenza), da sottoporre ad adeguati periodi di mantenimento, se coerente con le proprie caratteristiche;

 

b) debba essere differita, determinando i periodi di differimento tenendo conto precipuamente dell’andamento nel tempo dei rischi legali e reputazionali correlati allo svolgimento dell’attività di offerta fuori sede (cc.dd. meccanismi di malus).

 



[1] In virtù di quanto previsto nel par. 3.3 delle Disposizioni di vigilanza della Banca d’Italia: a) gli intermediari “maggiori” (con totale attivo uguale o superiore a 40 miliardi di euro) applicano integralmente tali regole; b) gli intermediari “minori” (con totale attivo pari o inferire a 3,5 miliardi di euro) possono non applicare le disposizioni di cui ai parr. 5.2.3, 5.2.4 e 5.3, secondo periodo; c) gli altri intermediari applicano dette disposizioni “secondo modalità e nella misura in cui ciò sia coerente con  le loro caratteristiche”.

 

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